Con la legge n. 92 del 30 marzo 2004, il Parlamento italiano ha ufficialmente riconosciuto il 10 febbraio quale “Giorno del Ricordo”, con l’obiettivo di conservare e rinnovare la memoria della tragedia di tutte le vittime delle Foibe, dell’esodo di 350.000 persone tra istriani, fiumani e dalmati nel secondo dopoguerra e della più complessa vicenda del confine orientale italiano. 

Il termine Foibe si riferisce alle cavità naturali tipiche delle aree carsiche; queste vennero largamente utilizzate per liberarsi dei corpi di coloro che erano caduti a causa degli scontri tra nazifascisti e partigiani, ma soprattutto per occultare le vittime delle ondate di violenza di massa scatenate da parte del movimento di liberazione sloveno e croato e delle strutture del nuovo Stato iugoslavo creato da Tito. Due le stime più accreditate circa il numero totale delle vittime: alcuni studiosi indicano la cifra tra 3.000 e 5.000, altri arrivano fino a 11.000. 

Vittime due volte: perchè anche la loro memoria è stata negata per decenni, quasi tentando di ucciderla, come ha affermato il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella: “Il  Giorno del Ricordo ci fa rivivere una pagina tragica della nostra storia recente, per molti anni ignorata, rimossa o addirittura negata (…) Si trattò di una sciagura nazionale alla quale i contemporanei non attribuirono, per superficialità o per calcolo, il dovuto rilievo. Vittime cui è stata negata la legittimità di esistere nel ricordo e, quindi, “rivivere” nella storia. 

Vicende di sottocultura che devono farci riflettere. Afferma la presidente di Cammino, Maria Giovanna Ruo: Quando si piega la verità storica al tornaconto ideologico o personale, si nega la dignità di uomini liberi anche a se stessi. Come ho ricordato in occasione del 27 gennaio, la memoria diventa obbligo morale, sociale e giuridico perché antidoto e strumento di contrasto per non perdere l’umanità. Obbligo cui Cammino non si sottrae, ribadendo il suo impegno per la promozione e la tutela di tutti i soggetti vulnerabili e dei loro diritti fondamentali, anche quello di non essere dimenticati o negati”. 

 

Eugenio Russo
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